Non si può far finta di nulla, poiché la propria natura umana deve optare per una scelta concreta sulla quale ha bisogno di fondarsi, si tratta di una decisione esistenziale.
La ragione può dare una risposta sufficiente sull'esistenza di Dio, mentre nulla si può dire sulla sua negazione: non esiste una logica che sia in grado di dimostrare la nullità di un Ente assoluto, invece è naturale credere in Dio, ma il rischio è quello di concepire falsamente un Creatore freddo e distante dall'uomo, un Dio che è pura energia infinita ed intelligente, il quale ha sottoposto il Creato alle sue leggi.
L'incontro con Dio Persona richiede un percorso non soltanto intellettivo, ma in special modo spirituale: si deve cercarLo con tutta la mente, tutto il cuore e tutta l'anima.
Per gli atei e gli agnostici l'Universo non è in funzione dell'uomo, non è finalizzato per favorirlo; l'uomo è una pura combinazione casuale che si conforma all'ambiente, tuttavia questa teoria non dice nulla sull'esistenza, o la negazione di Dio.
E' già sufficiente credere in Dio per il semplice motivo che solo noi uomini abbiamo la capacità di contemplare e fare considerazioni sull'Universo senza essere visti, nè pensati da esso.
E se siamo degli esseri pensanti, consapevoli di tutto quello che accade intorno a noi, che siamo in grado di amare e di emozionarci, come possiamo essere stati partoriti integralmente dall'utero materiale dell' Universo?
Esso era consapevole di svilupparci nel suo grembo?
Sapeva che saremmo dovuti esistere?
Nella "Summa Teologica" San Tommaso ci ha lasciato un enorme capolavoro sull'esistenza di Dio.
Il suo pensiero è stato vagliato con rigore, ma ancora oggi è inconfutato, anche dalla meccanica quantistica, sviluppatasi dopo Einstein, il quale essendo credente sostenne: "Dio non ha giocato a dadi quando ha creato l'Universo" ... e poi: "Vorrei avere un telescopio così potente, tale da oltrepassare il Big Bang per conoscere la mente di Dio".
Il principio antropico (debole, o forte che sia) e quello dell'entropia non ci servono neppure a dimostrare, o negare l'esistenza di un Creatore, non hanno validi presupposti.
Per quanto riguarda il principio antropico, però, io sono convinto che l'Universo è stato creato in vista dell'uomo.
Sarebbe una contraddizione, addirittura una beffa per l'essere umano pensare ad un Universo così perfetto e più vicini a noi, a una Natura con le sue leggi, dove tutto è finalizzato, e scoprire che dopo la morte non vi è che il nulla.
Per chi, allora, sarebbe stata concepita una tale perfezione?
Esistono infinite combinazioni perchè l'uomo possa vivere, delle leggi fisiche e chimiche così perfette che sarebbe bastata un'infinitesimale variazione in ognuna di esse che la vita non sarebbe stata possibile.
In opposizione, i fautori dell'entropia hanno dimostrato che vi sono principi caotici nell'Universo, ma questo cosa significa?
Forse che l'Universo non è perfetto come sembra e non può essere stato creato da Dio, in cui si presuppone un'assoluta perfezione?
La genesi biblica fà capire che prima della creazione c'era il "caos", esso è raffigurato anche in altre antiche religioni, come nella mitologia greca, Egizi, Sumeri, Babilonesi...
Il caos era le "tenebre che dominavano l'abisso, fino a quando Dio non ha posto l'ordine in vista della creazione.
Esiste la materia e l'antimateria, l'ordine ed il caos, ma materia ed ordine hanno preso il sopravvento e quello che rimane si deve considerare come un vuoto necessario alla sopravvivenza dell'uomo e dell'Universo.
Come la ruota, fissata al perno del carro, ha bisogno di uno spazio, di un vuoto per evitare l'attrito.
L' entropia è nel cosmo e, senza andare lontano, è insita nel corpo umano, considerando che essa alla fine ci conduce alla morte, nonostante le nostre difese immunitarie.
L'entropia ha potere solo nella sfera corporale, per un disegno divino, a causa del peccato dell'uomo che non può essere assolutizzato.
Sin dal passato remoto le Scienze furono fortemente influenzate dalla concezione di un Universo tolemaico, ossia geocentrico, tale convinzione durò fino a Copernico, Galilei ed altri scienziati, i quali hanno dimostrato che la terra ruota attorno al sole e non al contrario.
Questa nuova scoperta aveva scosso l'umanità: improvvisamente era crollato tutto un modo di vivere e di pensare: la terra, e l'uomo non erano più al centro dell'Universo.
Per lunghi secoli le opere religiose, scientifiche, filosofiche e letterarie contenevano concetti tolemaici, per fare qualche esempio basti pensare alla Divina Commedia.
Anche nella Bibbia c'è qualche episodio contenente fenomeni astronomici tolemaici, ma questo non vuol dire, come alcuni vorrebbero sostenere, che la Sacra Scrittura è inattendibile e priva di ispirazione divina.
Dio ha lasciato agli autori biblici la libertà di esprimersi secondo
la propria cultura letteraria, inoltre, si doveva rispettare la mentalità di quei tempi affinchè i popoli potessero capire.
La Bibbia non è un libro di astronomia, essa spiega l'agire di Dio nella storia per la salvezza dell'umanità quindi, nel suo fine specifico, rimane la Sacra Scrittura ispirata.
Per poterla comprendere meglio si devono studiare i costumi e la mentalità di coloro che vivevano nel periodo in cui i testi furono scritti attraverso altri testi paralleli e l' archeologia, che ne hanno confermato l'attendibilità.
Man, mano che le Scienze si sono evolute, nel corso dei secoli fino ai giorni nostri, vi sono stati diversi modi di concepire l'esistenza di Dio e cosi avverrà nel futuro.
Il linguaggio è una invenzione che serve a descrivere il mondo oggettivo delle forme, che per loro natura devono trans-formarsi, trans-itare, ovvero, andare oltre la forma che avevano per assumere aspetti sempre diversi, per questo anche il linguaggio deve trasformarsi.
Ma il linguaggio scritto rimane quello che è, fissato nel suo tempo.
A maggior ragione Dio è indicibile, Egli non è un fenomeno prodotto dalla dimensione spazio-temporale e non può essere colto solo con il semplice ragionamento.
Altre sono le vie che bisogna perseguire per conoscerLo ed incontrarLo in una realtà oltre la forma!
L'intuito coglie la realtà, la percepisce a primo acchito, prima di qualsiasi ragionamento che si sviluppa tramite la mente sensoriale.
Coglie l'interezza d'un fenomeno prima d'essere sezionato ed analizzato.
Invece il ragionamento procede sia dai sensi (sulla base di quello che vedo, sento e tocco con mano), sia dalla forma mentis, ossia dal modo di pensare di ognuno attraverso cui filtra la realtà che non si manifesta nella sua essenza, ecco perchè si sviluppano varie tesi ed antitesi, ma quale sarà la sua verità'?
Occorre la ragione, certamente, ma non deve essere assolutizzata in razionalismo, è da escludere anche l'intuitismo, come qualsiasi altro ismo.
Insieme, intuito e ragione sono le gambe che conducono verso la realtà, non si possono separare, ma il primo passo in avanti spetta all'intuito, al quale deve seguire pure la ragione.
Dall'illuminismo e successivamente dal periodo della "industrializzazione", sono sorte delle teorie con lo scopo di voler negare Dio, si è messo da parte l'intuito per assolutizzare la ragione fino a trasformarla in una dea (appunto, la dea Ragione).
Le ideologie antireligiose sorte tra il diciottesimo e diciannovesimo secolo: illuminismo, positivismo, storicismo, comunismo... alla fine, non hanno dimostrato nulla con le loro tesi.
Hanno cercato di demolire senza proporre nuove soluzioni inoppugnabili, per questo oggi sono tutte crollate.
Piuttosto hanno messo in evidenza ciò che Dio non era mai stato: un Dio parafulmine a cui rivolgersi solo nei momenti di paura, o di malattia; un Dio banchiere, pronto a soddisfare le nostre richieste materiali, quindi, un Dio occasionale, di facciata... in realtà estraneo alla vita dell'uomo, tranne che nei momenti del bisogno.
Finalmente quel bisogno poteva essere soddisfatto dalla medicina e dalla tecnologia sempre più avanzate e ormai si poteva fare a meno di Dio.
Hanno creduto di trasformare gli uomini in Superman al di sopra di Dio stesso!
Non era questa la filosofia del "superuomismo" di Nieztche?
L'uomo va rispettato nella sua dignità, ma con equilibrio.
L'ateismo e l'agnosticismo, sostanzialmente, hanno reso un servizio alla religione provocando una reazione assai diffusa, finalizzata a spogliare Dio dai suoi falsi connotati, che non ha coinvolto solo il campo teologico.
Sono d'accordo anch'io: non esiste un Dio di convenienza, il vero Dio deve relazionarsi con me in un rapporto d'amore puro ed infinito, si deve adorarLo coinvolgendo tutto l'essere.
Come in un sole eclissato bisogna eliminare le nubi che lo oscurano e con occhi diversi sarà possibile intraprendere un cammino nella luce che ci conduce a Lui.
Desidero porre una semplice domanda a questi predicatori di sventure, zoppicanti nell'ambito filosofico, come Efesto tra i morti:
"L'Universo si è fatto da sè (come essi sostengono), oppure è stato creato?".
Ebbene: per potersi fare doveva già esistere, ma se esisteva che bisogno avrebbe avuto di farsi?
L'ambito spazio-temporale non può fornire risposte esaurienti su questioni metafisiche, con l'intuito e la ragione si può avere qualche idea sufficiente, poi tutto il resto deve farlo l'anima .
La questione, tuttavia, fu affrontata da San Tommaso d'Aquino, spiegando il significato di "motore immobile".
Immobile perchè sta al di là delle categorie dello spazio e del tempo e non può sottostare alle loro leggi causali di nascita, crescita e morte, ossia relativi al tempo, allo spazio ed al movimento.
Quindi solo un Dio immune dalla condizione delle categorie, eterno e onnipotente ha posto in essere un Universo che si espande.
Il tempo è la misura del movimento.
Ma non esiste il movimento come eterno principio, esso presuppone uno stato di quiete, la Fisica ci insegna che il movimento è il passasggio da uno stato di quiete tramite un forza esterna e non può essere intrinseca, altrimenti non sarebbe in uno stato di quiete.
E' il tempo che condiziona la nostra vita che si evolve dalla nascita fino alla morte, ma Dio che sta oltre è Eterno, Lui è il motore immobile!
Continuo a ragionare con San Tommaso su un'altra teoria riguardo l'esistenza di Dio:
nei tre regni della natura: minerale, vegetale ed animale la differente condizione tra essi consiste in un bene vitale che non possiedono, o possiedono in minore, o maggiore quantità.
La materia ha in se l'energia che può esplodere se si scinde l'atomo che la costituisce, ma non ha segni di vita; il regno vegetale possiede una certa sensibilità e si sviluppa; il regno animale è ancora più complesso degli altri due per sviluppo, istinti e forme di comunicazione; a questo regno, su un piano superiore, c'è l'uomo, essere razionale ed intuitivo.
La terra serve la pianta e questa serve l'animale, infine essi servono l'uomo.
Esiste dunque una gerarchia in funzione della vita, ma la Vita non è totale nell'uomo per il fatto che anche il suo corpo è destinato a morire.
Considerando che il valore della Vita esiste realmente, bisogna dedurre che al di sopra dell'uomo vi sia un Essere che la possiede in maniera assoluta: Dio il Creatore stesso della Vita!
Gesù lo ha detto chiaramente: io sono la Via, la Verità e la Vita.
Anche se si può percepire l'esistenza di Dio ragionando, si devono seguire altre vie per costituire un rapporto con Lui ed essere partecipi del suo infinito amore attraverso quello che Gesù ha detto di essere, Lui il vero Buon Pastore.
Chi si sente smarrito nella confusione delle menzogne si può trovare in una situazione singolare che lo conduce in strade senza uscita, è proprio in quelle condizioni che non bisogna arrendersi: ci si trova davanti ad un trampolino di lancio che sprona ad andare oltre, non è possibile spiegare cosa succederà, l'esperienza della scoperta è esclusivamente personale, basta volersi tuffare in un oceano di luce, di gioia immensa e di vera realizzazione.
Chi ha avuto il coraggio di lanciarsi senza paura ha trasformato la propria vita senza doversene mai pentire, anzi, l'unico pentimento è stato sempre quello di non averci pensato prima...
Vedo il volto radioso di molti giovani che prima erano sbandati in balia dell'alcool e della droga, suadenti veleni propinati dal male per dare l'illusione di un paradiso artificiale.
Con la loro scelta decisa, di aprire a Dio il cuore, hanno sperimentato una gioia nuova, vitale e creativa.
Se la ragione è preceduta dall'intuito, è possibile cogliere delle verità profonde.
L'intuito era prevalente in noi prima dell'uso della ragione e viene associato alla nostra natura originaria, Kant le ha chiamate "idee innate" e certamente Jung si riferiva a questo parlando dell' inconscio collettivo.
L'intuito non divide come la ragione che segmenta per analizzare, esso coglie la globalità, l'interezza, l'unità del fenomeno.
Durante la crescita si sovrappongono strati di ragionamenti che si assimilano dai vari ambienti in cui si vive e costituiscono gran parte della nostra "formazione", su concetti che non ci appartenevano.
Si può perdere l'orientamento del nostro vero io, le idee spesso dividono gli uomini che si confondono tra essere e non essere.
Non è attraverso questa ambiguità che Dio parla a noi!
Ci sono momenti in cui il nostro intuito emerge dall'inconscio, la vista di un bel panorama ci fà stupire e rimaniamo estatici, in quegli attimi non abbiamo bisogno di ragionare, il puro Vedere incontaminato ci basta, anche una dolce melodia giunge all'anima senza passare per la mente, non si ragiona la musica: la si contempla.
C'è una connessione tra intuito e stupore, dove la ragione viene esclusa in quanto non ha parole.
E' in questa nostra vera incontaminazione che Dio si specchia e si rivela.
Non siamo forse creati a sua immagine?
Se riscopriamo nel profondo della nostra natura originaria la nostra vera immagine, lì potremo cogliere il vero riflesso di Dio.
LA PRESENZA DEL MALE
Quando Dio ha creato l'uomo lo ha posto in un luogo di delizie, il Paradiso terrestre, e con i nostri progenitori aveva una comunione profonda.
Lo ha creato per amore a sua immagine e somiglianza, ma lo ha voluto creare libero, non come un burattino legato ai fili della sua volontà.
Il valore della libertà è più grande di quello stesso della vita, infatti molti hanno dato la vita per la libertà: per la propria fede, o per combattere il dominio di una nazione straniera.
Non esiste amore vero se non c'è libertà, per questo Dio ha creato l'uomo con il "libero arbitrio", con la capacità di poter scegliere, anche se lo preservava dal male ammonendolo sulle mortali conseguenze del peccato.
La narrazione del peccato originale che troviamo nella genesi è rappresentata con un linguaggio simbolico, secondo gli antichissimi costumi orientali, ma la sostanza è quello che conta, essa è stata interpretata in vari modi per spiegare essenzialmente che in origine l'uomo ha disobbedito a Dio peccando di superbia.
La scelta di Adamo ed Eva li aveva condotti in una via senza ritorno.
Per alcuni studiosi forse potrebbe trattarsi di una corruzione genetica, simboleggiato dal consumo della mela, frutto del melo, che in latino si traduce "malum" da cui deriva anche male.
Il libro della Genesi così descrive il peccato originale:
"Il Signore Dio piantò un giardino in Eden, ad Oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato.
Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza tra il bene ed il male" (Gen. 2, 8-9).
"Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perchè, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti" (Gen. 2, 16-17).
E' evidente che "albero" tra gli "alberi" rappresenta un simbolo, secondo tali studiosi potrebbe significare una razza tra le razze.
Dopo aver "consumato la mela" i nostri progenitori provarono un enorme sconvolgimento: " I loro occhi si aprirono e si resero conto di essere nudi, perciò intrecciarono foglie di fico attorno ai fianchi.
Verso sera l'uomo e la donna sentirono che Dio, il Signore, passeggiava nel giardino. Allora per non incontrarlo si nascosero tra gli alberi del giardino" (Gen. 3. 7-8).
Il fatto di accorgersi che erano nudi e di coprire le parti intime sembrerebbe far capire che il grave peccato potesse consistere in un'aberrazione di natura genetica.
Grave e sconvolgente, al punto da costringerli a fuggire da Dio, dalla sua comunione e visione beatifica, cioè dall'allontanamento dal paradiso terrestre.
Questo si dedurebbe da un altro brano biblico, dove si denota la diversità tra una specie di uomini con le loro figlie e figli di Dio:
"Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: "il mio Spirito non resterà sempre nell'uomo" (Gen. 6, 1-3).
Forse per questa ragione con le Leggi di Mosè agli ebrei era vietato tassativamente sposare donne straniere per contenere la mescolazione con le altre razze rigenerate dai demoni che si facevano adorare sotto forma di idoli.
Secondo questa concezione, Dio aveva scelto l'uomo creandolo a sua immagine e somiglianza e su di lui aveva effuso il suo Spirito, questi era geneticamente evoluto e, quindi, diverso per le sue qualità intellettuali ed intuitive rispetto a qualsiasi altro ominide.
E' accertato che assieme alla razza umana convivessero degli esseri meno evoluti, esseri ancestrali che non avevano tutte le caratteristiche umane, per costoro Dio non avrebbe effuso lo Spirito essendo incapaci di accoglierlo.
E' noto oggi che l' Aids ha avuto la sua origine tra le scimmie e conseguentemente si è trasmesso all'uomo, a causa del suo comportamento disordinato.
Si può dare a Dio la colpa della devastazione di morte che esso ha provocato?
L'inquinamento causato dall'uomo sta avvelenando l'atmosfera terrestre, si può dare a Dio la colpa se lo tsunami provoca migliaia di vittime?
La disobbedienza dei nostri progenitori, messa su questo piano, doveva essere assai grave, un atto irrimediabile: una generazione ibrida e noi siamo il frutto di questa generazione.
Mi sembra interessante riportare un articolo scientifico pubblicato su "Science- Corriere della sera" dal titolo "Il Neandertal che si nasconde in noi":
(da Science) MILANO - C’è un po’ di uomo di Neandertal in tutti noi. Letteralmente o, meglio, geneticamente parlando. Contrariamente a quanto si è pensato finora, l’Homo neandertalensis (scomparso 30 mila anni fa) e l’Homo sapiens (da cui ha origine l’uomo moderno) si sono incontrati e accoppiati, probabilmente nella zona della mezzaluna fertile in Medio Oriente, fra i 100 mila e i 50 mila anni fa. A dimostrarlo è il confronto della mappa genetica dell’ominide, il cui primo esemplare fu scoperto nel 1856 in Germania, nella valle di Neander (da qui il nome), con quella di cinque individui dei nostri giorni: un francese, un cinese, un abitante della Papua Nuova Guinea, uno dell’Africa del Sud e un altro dell’Africa occidentale. E qualcuno, come l’esperta di Dna antico dell’Università Tor Vergata di Roma Olga Rickards, sostiene che questa ricerca potrebbe mettere in dubbio alcune teorie sull’evoluzione dell’uomo.
POLVERE D’OSSA - «L’ibridazione fra Neandertal e Sapiens c’è stata – ha commentato l’ideatore del Progetto Genoma di Neandertal, Svante Paabo del Max Planck Institute di Lipsia, in Germania – ed è avvenuta dopo la loro fuoriuscita dall’Africa, dove sono nati da un progenitore comune. L’uomo moderno, europeo, asiatico o melanesiano condivide con l’uomo di Neandertal fra l’uno e il quattro per cento del suo patrimonio genetico. Nel Dna degli africani, invece, non c’è traccia di quello dell’ominide estinto». La ricerca è stata appena pubblicata sulla rivista Science dai tedeschi del Max Planck in collaborazione con un gruppo di ricercatori internazionali fra cui spagnoli e americani dell’University of California a Santa Cruz e dei National Institutes of Health. I ricercatori hanno ricostruito la sequenza genetica di Neandertal basandosi sull’analisi di polveri di ossa prelevati dai resti di tre donne trovati in Croazia, nella grotta di Vindija, ma anche da reperti rinvenuti in Russia e Spagna e da quelli «originali» tedeschi di Neader (anche in Italia è stata documentata la presenza dell’ominide in alcune aree come quella dei monti Lessini in Veneto , poi in Liguria, in Toscana, nel Lazio e in Puglia).
CAPELLI ROSSI - Analisi preliminari sul Dna, rese note l’anno scorso in occasione del meeting annuale dell’American Association for Advancement of Science a Chicago, avevano già documentato che l’uomo di Neandertal aveva i capelli rossi e la carnagione chiara, possedeva geni del linguaggio e dell’intolleranza al latte. Secondo altre ricostruzioni, basate sui reperti ossei, l’aspetto fisico era quello di un uomo di altezza media (circa 1,60 m), eretto e muscolarmente molto robusto, con uno spiccato prognatismo e un mento sfuggente. Adesso il sequenziamento del suo Dna (per il 60 per cento del totale) ha permesso non solo di stabilire le somiglianze con l’uomo moderno, ma anche di confrontare le caratteristiche di quest’ultimo con quelle dei suoi antenati, scimpanzé compreso. E di individuare un catalogo dei tratti genetici esclusivi dell’uomo contemporaneo.
GENI VANTAGGIOSI - Si tratta soprattutto di geni che hanno fornito vantaggi in termini evolutivi e riguardano, in particolare, le funzioni cognitive, il metabolismo energetico, lo sviluppo del cranio, della clavicola e delle costole, la capacità di guarire dalle ferite. E che, quando presentano alterazioni, possono rendersi responsabili di malattie tipiche dell’uomo come la schizofrenia o l’autismo. «Ma siamo soltanto all’inizio – ha commentato Richard Green dell’University of California a Santa Cruz, che ha partecipato alla ricerca .- Il genoma di Neandertal è una miniera di informazioni». Il lavoro dei ricercatori è stato un vero e proprio tour de force tecnologico: il problema principale è stato quello di ripulire il materiale da analizzare da tutte le contaminazioni successive soprattutto da parte dei microbi; l’analisi del Dna invece ha sfruttato tecniche di sequenziamento avanzatissime.
I "geni vantaggiosi" citati nell'articolo potrebbero riguardare la difesa di cui si aveva bisogno dopo lo sconvolgimento genetico, senza il quale non sarebbero stati necessari, ma si è all'inizio di una ricerca assai complessa e complicata che non fornirà mai una risposta assolutamente esaustiva.Una discendenza sarebbe rimasta meno inquinata, se è anche vero, come è scritto nell'articolo che "nel DNA degli africani, o in quell'area estesa, non v'è traccia dell'ominide estinto", come quel popolo eletto discendente da Abramo, Isacco e Giacobbe e secondo questa genealogia il Figlio ha preso carne da colei che era stata concepita senza macchia, la più pura e benedetta tra le donne, come le disse l'angelo salutandola per annunziarle la nascita del Salvatore.
Il Salvatore, perchè le conseguenze sono state devastanti: nell'uomo è entrato l'istinto verso il mal..e, di conseguenza la mal..attia, con essa la morte e soprattutto il distacco da Dio col peccatore.
Egli è la Santità per eccellenza, infinitamente pura, non può condividere il male dell'uomo, tuttavia non lo abbandona al suo destino.
Di generazione in generazione il male si è dilagato sulla terra al punto che l'uomo oggi sta rischiando l'estinzione.
Il serpente che ha tentato Adamo ed Eva è anch'esso una figura simbolica per rappresentare il demonio: ha un morso velenoso, ipnotizza le sue vittime, si mimetizza molto bene nella natura, cambia la sua pelle.
La sua azione maligna colpisce tutto il genere umano, colpisce in modo particolare coloro che lo scelgono deliberatamente con il proprio libero arbitrio, ma chiunque, se lo vuole può resistergli, con l'aiuto di Dio.
Egli dal suo eterno presente ha guardato alla misera condizione in cui siamo decaduti e nella sua infinita misericordia ha progettato un piano di salvezza mandando tra noi il suo Figlio unigenito, Gesù Cristo, per costituire con Lui una nuova generazione.
Per mezzo di Lui ci ha creati, come dice l'evangelista Giovanni: "Al principio c'era il Verbo.Egli era con Dio.Egli era Dio.Egli era al principio con Dio.Per mezzo di Lui Dio ha creato ogni cosa. Senza di Lui non ha creato nulla." (Giov. 1, 1-3)
Egli è il nuovo albero della vita eterna e innestati a Lui ognuno può essere salvato, per questo si è incarnato, per assumere su di Sè il peccato del mondo.
Quando al Piano di Dio ha risposto l'uomo si è tracciata una storia particolare e noi la conosciamo attraverso la Sacra Scrittura come la Storia della Salvezza.
DIO PROGETTA LA SALVEZZA UMANA
La conoscenza attraverso la Storia della Salvezza, è la via più sicura che ognuno può percorrere per giungere a Dio.
In questo progetto salvifico è la SS. Trinità che opera inseparabilmente, ma le fasi di realizzazione sono caratterizzate dall'impronta di ciascuna delle Divine Persone: nell'antico testamento è il Padre a preparare la venuta di Cristo attraverso un popolo che elegge suscitando i patriarchi e lo concima attraverso l'azione dei profeti.
Nessun fondatore di religione è stato preannunziato prima della sua venuta al mondo, solo Gesù Cristo era il Messia atteso.
La sua esistenza è confermata dagli storici dell'epoca, come Cornelio Tacito e Flavio Giuseppe, dopo qualche secolo altri storici ed autorevoli personaggi parlano dei seguaci di Cristo: gli imperatori Adriano e Marco Aurelio, Plinio il giovane e Svetonio...
Non è possibile dubitare della storicità di Cristo!
Però chi era Gesù Cristo, un taumaturgo, un filosofo, un rivoluzionario?
Dalle profezie scritte, a partire da otto secoli prima della sua nascita, non si evince nulla di tutto questo!
Attraverso i Vangeli, gli Atti e le epistole si comprendono le profezie e il vero significato messianico.
In Cristo Dio ha creato tutto quello che esiste, Egli è stato generato dal Padre dalla Sua stessa sostanza, E' Dio come il Padre e lo Spirito Santo, è una comunione di Persone diverse tra loro, così stretta da formare un solo Dio.
Il progetto di salvezza è cristocentrico, esso ruota tutto attorno a Cristo.
Si può immaginare questo piano salvifico come l'agire di un sapiente contadino che vuole piantare un seme prezioso affinchè possano crescere buoni frutti.
Il Padre sceglie un terreno fertile e lo concima, il ruolo di Cristo è il seme piantato e viene poi irrigato da una sorgente pura che è lo Spirito Santo.
Nella pienezza dei tempi il Figlio prende forma umana, è Gesù Cristo, il seme che deve morire per poter dare i suoi frutti con l'istituzione della Chiesa attraverso i Suoi Apostoli che istruisce durante la Sua vita pubblica e dopo la Sua risurrezione, prima di ascendere al cielo.
Intrinsecamente il ruolo di Gesù Cristo è quello del Salvatore.
La salvezza di cu è protagonista Cristo è innanzitutto una salvezza di natura interiore, trascendentale, non una salvezza dai problemi limitati, ma totalizzante, dalla falsità, dal peccato, dalla morte...
Questo progetto di salvezza è frutto dell'amore del Padre che la assicura a tutti gli uomini, perchè Dio vuole che tutti siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Questa salvezza l'abbiamo ottenuta per mezzo del Figlio di Dio, Gesù Cristo, a caro prezzo con la sua atroce passone, morte in croce e la sua risurrezione.
E' necessario sforzarsi con la ragione e con l'intuito per capire questa Verità delle verità, ogni verità ha il diritto di essere scoperta.
Bisogna cominciare a porsi delle domande:
1) Con quali azioni specifiche Cristo ci ha portato alla salvezza? 2) Che cosa dà a queste azioni il valore redentivo, cosa le rende capaci di riscattarci dalla nostra miseria? 3) Come mai salva noi questa azione di Cristo?
Non riusciremo a capire proprio tutto, oltre a capire quello che sarà possibile.
1) Nei Vangeli l'azione specifica è la passione e la risurrezione, ma bisogna anche integrare i miracoli compiuti da Gesù che non vengono visti come arbitrarie manifestazioni di potenza, o atti taumaturgici in sè, ma come Segni di una presenza salvatrice, le sue parole non vengono intese solo come fatto dottrinario, questo era il compito degli Scribi, le sue parole sono Parole di vita eterna, come gli disse Pietro.
La sua sola presenza, al di là delle parole, è soteriologica, cioè di salvezza.
Tutto in Cristo è soteriologico, tutto è Vita!
Dobbiamo accogliere questa totalità salvifica di Cristo.
2) La ragione salvifica, il valore redentivo della risurrezione è stato considerato attraverso due percorsi.
Il primo viene suggerito dalla riflessione di San Giovanni e approfondita soprattutto dai Padri greci partendo dal presupposto che la decadenza dell'uomo si è avuta dalla perdita della somiglianza con Dio e quindi dalla perdita della divinizzazione.
La restaurazione della salvezza è vista dal riacquisto da parte dell'umanità della somiglianza che possedeva all'inizio, nell'originaro disegno di Dio, attraverso l'incarnazione di Cristo.
E' il ritorno dell'uomo alla condizione di figlio per rendersi partecipe della natura divina del Padre.
Il secondo percorso parte soprattutto dalle lettere di Paolo e da sant'Anselmo, che per primo ha posto le fondamenta di questa seconda interpretazione tipicamente occidentale.
L'opera di salvezza è un ristabilimento della giustizia violata, un ritorno sui suoi passi dell'uomo che si era allontanato da Dio, alla disobbedienza dell'uomo si contrappone l'obbedienza di Gesù Cristo fino all'estrema passione e morte in croce.
I due percorsi non si escludono tra loro, ma piuttosto, si integrano.
Queste tematiche dovrebbero essere approfondite con una ricerca particolareggiata che ognuno potrà svolgere per conto proprio, senza troppe pretese: si tratta della contemplazione del disegno di Dio.
Rimane ancora aperta la domanda: come mai tutto quello che è stato compiuto da Cristo porta a noi la salvezza?
Nella visione latina Gesù ha pagato al nostro posto, si tratta di una vicarietà poco convincente e non piuttosto di una soddisfazione solidale.
Quindi non una vicarietà, infatti, Gesù Cristo a chi ha pagato al nostro posto?
Non certamente al demonio, non avendo questi alcun diritto sulle creature di Dio, nè al Padre, poichè amando infinitamente il suo Figlio unigenito non lo avrebbe mandato a patire per una sua soddisfazione.
E poi, trattandosi di debito morale e non materiale, non è possibile che uno paghi al posto di un altro.
Quindi non si tratta di vicarietà, ma di una solidarietà misterosa tra Cristo e noi.
Un vincolo che non ha inizio nell'incarnazione, passione e morte, ma che è stato da sempre, ancor prima della creazione dell'Universo.
Un'eterna mutua immanenza tra Cristo e noi, un modello per l'umanità attraverso cui il Padre ha creato tutto ciò che esiste.
Cristo è il capo sano di una umanità malata, il vero capo di ogni uomo.
Egli ha voluto la nascita della Chiesa che avviene sotto l'azione specifica dello Spirito Santo, la sorgente zampillante d'acqua viva che la sostiene da duemila anni.
La Chiesa è fondata su degli uomini che possono essere a volte fragili personalmente, ma non scalfiscono per questo la struttura delle sue membra di cui il Capo è Cristo stesso.
Alcuni Apostoli che furono accanto a Gesù mostrarono delle fragilità, la più grave fu quella di Giuda, prima di ricevere lo Spirito Santo nel giorno della Pentecoste anche Pietro rinnegò Cristo e Tommaso non aveva creduto nella Sua risurrezione.
Bisogna però guardare alla Chiesa nella sua totalità, che è il Corpo mistico di Cristo.
La Chiesa Universale è Santa, ogni battezzato ne fà parte e non vi è alcuna differenza tra l'ultimo dei membri e il Pontefice, ognuno ha pari dignità, in quanto è cellula vivente nel Corpo del Signore.
Tutta la Chiesa ha un solo compito: quello di adorare Dio ed allo stesso modo amare il prossimo, nella pratica di questi due comandamenti consiste la salvezza delle anime.
Ma l'amore non deve diventare mai una forma di attaccamento, non serve a nulla amare coloro che ci fanno comodo, o che ci possono ricambiare con dei favori.
Bisogna amare i più poveri, coloro che si sentono abbandonati, amare i carcerati, i malati ed i barboni che possiamo incontrare per strada; sono costoro che meglio di chiunque altro rappresentano Gesù Cristo, il bene fatto a loro è fatto a Cristo stesso.
La salvezza consiste nell'amore più puro che il nostro cuore possa donare, servire i bisognosi con il sorriso dentro l'anima, senza mai perdere la pazienza, così come Dio non la perde mai con noi.
Questa è la vera Chiesa di Cristo, poichè realmente è questo Corpo in cui il Signore ama incarnarsi, una Chiesa sempre in movimento, come Gesù, il quale disse: " Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo".
L' amore è la via della salvezza, come l'odio è la via che conduce alla morte.
Siamo davanti al bivio e non bisogna rimanere fermi, già il fermarsi è di per se una scelta, è quella della tiepidezza, la peggiore.
Infatti così è scritto nel libro dell'Apocalisse: "se voi foste caldi, o se foste freddi vi digerirei, ma poichè siete tiepidi, vi vomito".
In questo torrido caldo d'agosto del 2011 ben due milioni di giovani si sono incontrati con il Papa Benedetto XVI a Madrid, non sono andati ad un concerto per ascoltare la star del momento, si sono incontrati per scambiare tra di loro le proprie esperienze di fede e pregare insieme, un fenomeno straordinario senza precedenti.
Il prossimo incontro sarà nel 2013 a Rio de Janeiro e sono sicuro che saranno ancora più numerosi.
Viva la gioventù che ha fede nel Signore attraverso la Chiesa che ci ha lasciato vivificata dallo Spirito Santo perchè il bene possa trionfare.
Il Regno dei Cieli non appartiene ai pusillanimi, non è fatto per i codardi.